Ho già detto cosa penso della cosiddetta vendita esperenziale e del vendere un sogno. Ora volevo dire la mia sulla comunicazione d’effetto.
Quella comunicazione che deve stupire a tutti i costi, che si riempie la bocca – anzi, le dita – di paroloni meravigliosi che fanno immaginare scenari giganteschi pieni di possibilità infinite… E che quando hai finito di leggere, con gli occhioni ancora sgranati per la meraviglia, ti fa domandare “sì, ok, ma in pratica?”

La comunicazione deve senza dubbio colpire chi legge, non solo nel marketing. Chi comunica vuole sempre trasmettere qualcosa al prossimo, non ha importanza cosa sia quel “cosa”. La comunicazione, dunque, dev’essere efficace. 

E per essere efficace non ha bisogno di perdersi in fronzoli e grandi dichiarazioni di mastodontici intenti.

Siamo qui per fare grandi cose. Vogliamo costruire qualcosa di davvero innovativo, di stupefacente, qualcosa che in Italia non si sia mai visto prima.
Vi metteremo a disposizione strumenti spettacolari e funzioni che trasformeranno la vostra esperienza in qualcosa di indimenticabile, perché noi vogliamo stupirvi. Vogliamo essere lì, di fianco a voi, e creare qualcosa di eccezionale. Insieme.

Ora, cosa diamine vuol dire? Cosa significa tutto questo sbrodolamento (che è tutto frutto delle mie manine, eh, non sono andata a scopiazzare un cattivo esempio: l’ho creato da me)? Cosa sto dimostrando ai miei lettori, a parte che conosco un sacco di sinonimi per dire “grande”?
Niente. Un bel niente.

ascoltami

“Ascoltami, sto dicendo cose interessanti! ASCOLTAMI TI DICO!”

Questa è comunicazione basata sul nulla più puro. Non dice niente su cosa vuol fare, come, perché. Si potrebbe adattare a qualsiasi cosa: a un sito di letteratura, a un’azienda di servizi, a una start-up tecnologica, a un’agenzia di viaggi.
“Sì”, obietterete voi, “ma non hai indicato niente che possa far identificare una categoria merceologica!”
Vero. Ma è vero anche che una larghissima fetta del marketing e della comunicazione attuale viene fatto esattamente così. Paroloni, descrizioni megagalattiche di intenti straordinari… E nessuna indicazione che spieghi cosacome si intenda realizzare il tutto. Che son mica cosine da niente, eh? L’utente ha occhi e orecchie che strabordano di paroloni e di grandi promesse.
Con l’ennesimo comunicato/newsletter/post/altro scritto con questi toni otterrete l’equivalente del significato del vostro testo: il nulla.

Le persone hanno bisogno di sapere cosa volete fare e come volete farlo. Se si tratta di un progetto nuovo, di cambi di gestione o di attività poco conosciute il “cosa” e il “come” diventano fondamentali, e diventa fondamentale che voi siate in grado di spiegarlo in maniera efficace.
Optare per una comunicazione dai toni entusiastici non è negativo, attenzione additional reading. Lo diventa se l’entusiasmo è l’unica cosa che riuscite a trasmettere con ciò che scrivete. Perché ok, sei entusiasta, lo siete tutti, è chiaro, l’abbiamo capito. Ma vogliamo capire anche – soprattutto – come intendete trasformare quell’entusiasmo per dar vita a quella cosa innovativa e mai vista in Italia, a sviluppare le funzioni e gli strumenti straordinari (a proposito, quali sarebbero?) e così via.

Efficacia, dunque, che non è per forza sinonimo di minimalismo.

Io non amo il minimalismo, per esempio. Sono una fan dei proclami ad alta voce, delle urla e degli schiamazzi, del richiamo dell’attenzione in tutti i modi possibili e immaginabili. Il vostro stile di comunicazione è e deve rimanere il vostro. E sottolineo: deve. Dovete sviluppare e mantenere una vostra voce, altrimenti vi confonderete sempre tra il mare magnum dei comunicatori e aspiranti/pretendenti tali, una voce monotona che nessuno vuole ascoltare.

1 commento La mia idea di comunicazione

  1. Uppsala

    Finalmente trovo qualcuno che la pensa come me… Non ne posso più. Sembra che ogni cosa che compri sia il Sacro Graal, pure la carta igienica.
    Davvero il marketing non può essere meglio di così?

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