Da ieri l’internet “letterario” si è scatenato alla notizia dell’uscita de I Distillati, il meglio della narrativa mondiale scelto e distillato per offrirti l’essenziale. Un’occasione unica per vivere il piacere della lettura senza perdere nulla della trama o della piacevolezza del racconto. Ogni mese due avvincenti romanzi di successo (citazione testuale dal loro sito).

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Dal profilo Facebook di Patrick Fogli.

Gli slogan suonano un poco inquietanti, perlomeno al mio orecchio: “abbiamo ridotto le pagine, non il piacere”, oppure “leggere nel tempo di un film”, per concludere con “distillati, non riassunti”.
In molti ricorderanno le selezioni del Reader’s Digest, che erano allegramente presenti anche in Italia: in un libro non troppo grosso si concentravano tre o quattro libri differenti. Erano edizioni dalla copertina marrone e i titoli dorati, piuttosto di classe.

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Lì ci lessi per la prima volta, intorno ai dodici anni, “Uccelli di rovo” di Colleen McCullough. Non sapevo che fosse una versione tagliata, non me ne sono nemmeno accorta. Quando ho scoperto che in realtà “Uccelli di rovo” era ben più lungo della versione che avevo letto io mi sono fiondata a recuperare, scoprendo delle parti estremamente interessanti che cambiavano radicalmente la mia visione dei personaggi: nella versione del Reader’s Digest, per esempio, Maggie appare come una ragazza intelligente e colta, mentre nella versione originale è sì intelligente, ma tutt’altro che istruita. Emerge chiaramente il suo essere – diciamolo rudemente – ignorante e tutt’altro che colta o al passo coi tempi. Anzi.
Considerando che Maggie è il personaggio chiave del libro vederlo in una luce così diversa cambia del tutto le carte in tavola. E, volendo anche essere un filino snob, stiamo parlando di un signor libro qual è “Uccelli di rovo”; non me ne vogliano Larsson o la Mazzantini, ma la McCullough è di un altro livello.

Vedo anche che tra le uscite distillate c’è “Il socio” di John Grisham. Grisham è un autore che apprezzo particolarmente, ci sono dei pezzi da novanta nella sua sterminata bibliografia. Ho letto e riletto “Il socio”, e non lo ricordo particolarmente lungo, ma vedo ora da Ibs che la memoria mi inganna: sono quasi 500 pagine.

Ne “Il socio” non riesco a pensare a parti che si potrebbero eliminare senza compromettere gravemente la comprensione della storia. 

Secondo il mio punto di vista si tratta dell’ennesima iniziativa che cerca di incentivare alla lettura ma va nella direzione sbagliata. Decisamente sbagliata.
Dire a un non lettore “abbiamo ridotto le pagine, non il piacere” non significa nulla: se non legge non sa quale sia il piacere della lettura.
Dire a un non lettore “leggere un romanzo nel tempo di un film” significa confermargli quello che già – spesso – pensa: mi guardo il film, non cambia niente. E dato che di molti titoli il film, in effetti, esiste già, chi glielo fa fare di leggere duecento pagine?

Infine, andare ulteriormente ad abituare i lettori alla brevità trovo che sia una pessima mossa. Il web sta capendo che ridurre tutto all’osso e scrivere pezzi brevi per “non annoiare il lettore” è stata una mossa sbagliata, e mentre il web sta cercando di fare un passo indietro la carta stampata si butta a capofitto?
Mah. Pessima strategia, per quanto mi riguarda. Pessima e dannosa.

3 Comments Distillati, o il ritorno del Reader’s Digest

  1. Uppsala

    Non saprei… Magari sono in grado di avvicinare alla lettura i più restii. Però è vero che nei Reader’s Digest c’erano titoli molto più validi di quelli pubblicati ora!

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    1. Saoirse

      Però sai, io ritengo che sia sbagliata l’idea che sia un romanzo a dover essere modificato – alla fine tagliare è modificare – solo perché il lettore di oggi non ha la pazienza o la volontà di leggerlo con calma.
      A cosa serve un libro mutilato? Non credo ispiri la passione nella lettura, ma forse solo l’idea che anche questa può convertirsi alla fretta del mondo moderno.

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      1. Linda Rando

        Concordo con Saoirse. La lettura è un piacere, e non è tagliando via pezzi di libri che instillerai il piacere per la lettura in qualcuno che non lo prova.
        È sempre un lavoro culturale, va fatto dalle basi (tradotto: scuola, famiglia, ecc.)

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